26% e 12,5%: le due aliquote da conoscere
In Italia, la fiscalità degli investimenti ruota attorno a due sole aliquote: il 26% sulle plusvalenze e sui redditi da capitale generati da strumenti finanziari privati (azioni, ETF, fondi, obbligazioni societarie, dividendi), e il 12,5% sui titoli di Stato italiani ed equiparati, come BTP, BOT e obbligazioni emesse da enti pubblici. Queste due percentuali coprono la quasi totalità di ciò che un investitore retail italiano incontra nella pratica. Conoscerle non è un dettaglio tecnico: è la base per non pagare più del dovuto — o meno, rischiando sanzioni.
Come funzionano nella pratica le due aliquote
Il sistema fiscale italiano distingue due grandi categorie di reddito finanziario, e capire questa distinzione è il primo passo per orientarsi senza perdersi.
Il 26%: l'aliquota standard
Il 26% si applica alla stragrande maggioranza degli strumenti finanziari disponibili a un investitore retail:
- Plusvalenze da azioni: se compri un'azione a 100€ e la vendi a 130€, paghi il 26% sul guadagno di 30€ → 7,80€ di imposta.
- Dividendi: distribuiti da società private, tassati al 26% alla fonte (se detenuti tramite un broker italiano in regime amministrato, l'intermediario trattiene automaticamente l'imposta).
- Cedole obbligazionarie societarie: obbligazioni di aziende private, banche, corporate bond → 26%.
- ETF e fondi comuni: le plusvalenze realizzate alla vendita di quote ETF o fondi sono tassate al 26%.
- Interessi su conti deposito privati: anche questi rientrano nel 26%.
Un esempio concreto: investi 10.000€ in un ETF MSCI World. Dopo 5 anni il valore è salito a 14.000€. Se vendi, paghi il 26% su 4.000€ di plusvalenza, ovvero 1.040€ di imposta. Il restante 2.960€ di guadagno è tuo.
Il 12,5%: l'agevolazione sui titoli di Stato
L'aliquota ridotta al 12,5% si applica ai redditi generati da:
- BTP (Buoni del Tesoro Poliennali)
- BOT (Buoni Ordinari del Tesoro)
- CCT, CTZ e altri titoli emessi dallo Stato italiano
- Titoli di Stato di Paesi UE/SEE inclusi nella white list fiscale
- Obbligazioni emesse da enti pubblici (come Cassa Depositi e Prestiti)
Esempio: compri un BTP che ti corrisponde una cedola annua di 500€. Paghi il 12,5% su quella cedola → 62,50€ di imposta invece di 130€ che avresti pagato con l'aliquota ordinaria. La differenza è quasi il doppio.
Questa agevolazione esiste per ragioni di politica economica: lo Stato ha interesse a incentivare i cittadini a finanziare il debito pubblico offrendo un trattamento fiscale più favorevole.
Per approfondire come si applicano queste aliquote caso per caso, la risorsa più completa è la sezione Come funziona la tassazione sugli investimenti in Italia.
La tabella riassuntiva: 26% vs 12,5%

| Strumento finanziario | Aliquota applicabile |
|---|---|
| Azioni (plusvalenze e dividendi) | 26% |
| ETF (plusvalenze alla vendita) | 26% |
| Fondi comuni di investimento | 26% |
| Obbligazioni societarie / corporate bond | 26% |
| Interessi su conti deposito | 26% |
| BTP, BOT, CCT, CTZ | 12,5% |
| Titoli di Stato UE/SEE (white list) | 12,5% |
| Obbligazioni enti pubblici italiani | 12,5% |
| Criptovalute (plusvalenze >2.000€) | 26% (2024) / 33% dal 2026* |
*La tassazione sulle criptovalute è in evoluzione normativa: verifica sempre l'aggiornamento in vigore.
Gli errori più comuni che costano soldi veri
Conoscere le aliquote è metà del lavoro. L'altra metà è non commettere gli errori che fanno pagare più del necessario — o peggio, che espongono a sanzioni.
1. Confondere "non tassato" con "esentasse"
Alcuni credono che i guadagni non dichiarati siano guadagni al sicuro. Non funziona così. In regime dichiarativo (tipico di chi usa broker esteri come Interactive Brokers o Trading 212), sei tu a dover riportare tutto nel modello 730 o nel modello Redditi. Non farlo significa rischiare sanzioni dal 3% al 15% del valore non dichiarato per le attività estere.
2. Ignorare la distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi
In Italia queste due categorie non sono compensabili tra loro. Se hai una perdita su un ETF azionario (reddito diverso) e un guadagno da dividendi (reddito da capitale), non puoi compensarli. Questa asimmetria fa sì che molti paghino imposte su guadagni senza poter scalare le perdite — un meccanismo che vale la pena conoscere prima di vendere.
3. Trattare tutti i titoli obbligazionari allo stesso modo
Un'obbligazione Enel e un BTP italiano non sono equivalenti dal punto di vista fiscale. La prima sconta il 26%, il secondo il 12,5%. Su rendimenti simili, la differenza netta può essere significativa, soprattutto su capitali medio-grandi o su orizzonti temporali lunghi.
4. Non considerare l'imposta di bollo
Oltre alle aliquote sulle plusvalenze, ogni anno il fisco applica un' imposta di bollo dello 0,2% sul valore di mercato degli strumenti finanziari detenuti. Non è legata ai guadagni: la paghi anche se il tuo portafoglio è in perdita. È un costo spesso trascurato nella pianificazione.
Se vuoi una visione completa di tutti i meccanismi fiscali che riguardano i tuoi investimenti — dalle plusvalenze agli ETF, dal regime amministrato a quello dichiarativo — la guida completa sulle tasse sugli investimenti in Italia è il punto di riferimento più aggiornato.
FAQ: domande frequenti sulle aliquote fiscali degli investimenti
Qual è l'aliquota sulle plusvalenze degli ETF in Italia?
Le plusvalenze generate dalla vendita di ETF sono tassate al 26%, indipendentemente dal tipo di ETF (azionario, obbligazionario, misto). Fanno eccezione gli ETF che investono esclusivamente in titoli di Stato italiani o equiparati, per i quali la quota parte riconducibile a tali titoli è tassata al 12,5% — ma il calcolo è complesso e spesso gestito dall'intermediario.
I BTP sono tassati al 12,5% o al 26%?
I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) sono tassati al 12,5%, sia sulle cedole periodiche che sulla plusvalenza eventualmente realizzata alla vendita. Questa aliquota agevolata vale per tutti i titoli di Stato italiani e per quelli di Paesi UE/SEE inclusi nella white list fiscale.
I dividendi di azioni estere come vengono tassati in Italia?
I dividendi di azioni estere sono soggetti a una doppia tassazione: nel Paese di origine (con ritenuta alla fonte, es. 15% per i dividendi USA) e in Italia al 26%. In base alle convenzioni contro la doppia imposizione, la ritenuta estera è in parte recuperabile, ma il meccanismo dipende dal regime fiscale scelto e dal broker utilizzato.
Le perdite su investimenti possono essere recuperate fiscalmente?
Sì, ma solo parzialmente e con importanti limitazioni. Le minusvalenze realizzate su strumenti che generano redditi diversi (come azioni o obbligazioni) possono essere compensate con future plusvalenze della stessa categoria, entro i 4 anni successivi. Non possono invece essere usate per compensare redditi da capitale (come dividendi o cedole), che sono tassati in modo separato e automatico.
Chi usa un broker estero deve dichiarare i guadagni da solo?
Sì. I broker esteri non sono sostituti d'imposta in Italia: operano in regime dichiarativo, il che significa che sei tu a dover calcolare e dichiarare plusvalenze, dividendi e attività detenute all'estero nel modello 730 o Redditi PF, incluso il quadro RW per le attività finanziarie estere. Ignorarlo espone a sanzioni anche significative.
Capire queste due aliquote è il primo passo per fare scelte consapevoli — non per aggirare il fisco, ma per non pagare più del necessario e per non commettere errori in dichiarazione. Se vuoi esplorare tutti gli aspetti della tassazione sui tuoi investimenti, trovi approfondimenti pratici su ogni caso specifico: dagli ETF ai titoli di Stato, dai dividendi alle criptovalute.
Scritto da
Federico Di NataleLibero professionista dal 2021, investo e studio finanza personale dal 2017. Nel corso degli anni ho costruito un portafoglio diversificato tra ETF, obbligazioni e asset alternativi. InvestireBene nasce dalla volontà di condividere quello che ho imparato sul campo — senza conflitti di interesse, senza prodotti da vendere, con la stessa chiarezza che avrei voluto trovare quando ho iniziato.
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